Giornata della memoria 2019. Pochi cittadini all’interessante evento (forse un pò troppo impegnativo per un comune piccolo come il nostro): “Restituisco il tuo nome”, organizzato per ricordare tutti gli italiani caduti nei campi di concentramento. 30.632 nomi che saranno letti nel corso di questa settimana, tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30 fuori dal centro commerciale VG. Ci aspettiamo ovviamente, sia fatto evento altrettanto importante, il 10 Febbraio, “Giorno del ricordo” per commemorare le vittime delle foibe. I morti non hanno colore politico. Gli italiani morti, sono italiani morti. Non importa se in una camera a gas, o gettati in una fossa. Sono italiani morti e TUTTI meritano rispetto e ricordo. Non ci sono morti di serie A e di serie B.

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21 gennaio 2019 di Il Grillo parlante

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Bella iniziativa. Nulla da dire. Molto significativa e sicuramente originale. E tanto di cappello a tutte quelle persone che si sono offerte di leggere i 30.000 nomi. Iniziativa utile con l’importanza di mantenere viva la Memoria. Però, sicuramente, molto impegnativa. Per un comune piccolo come il nostro. Tra il disinteresse generale. Ma torniamo un passo indietro.

Ieri, domenica 20 gennaio, è iniziata la settimana della memoria a Basiglio.

“Restituisco il tuo nome”, organizzato per ricordare tutti gli italiani caduti nei campi di concentramento. 30.632 nomi che saranno letti nel corso di questa settimana, tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30 fuori dal centro commerciale VG. Si alterneranno, studenti e aderenti a varie associazioni. Almeno crediamo. Non è ben dettagliato il programma. Anche i cittadini sono invitati a fermarsi e a leggere alcuni di quei nomi.

L’inizio dell’evento, dicevamo, ieri nella piazzetta davanti al centro commerciale di MI3. E’ iniziata la lettura dei nomi, proseguita per un paio di ore. Purtroppo, la presenza dei cittadini era davvero quasi irrilevante. Ne abbiamo contati una quindicina, nel momento di massima presenza, al netto degli organizzatori dell’evento, dell’amministrazione comunale, dei dipendenti comunali, della polizia locale e delle forze dell’ordine. E purtroppo nessun giovane. Solo qualche anziano che, ha ancora vivo il ricordo della seconda guerra mondiale e dell’olocausto.

Purtroppo molti cittadini non sapevano. Molti altri non c’erano. Molti ancora hanno fatto altro, in giro per il centro di Milano 3. Il giorno della Memoria è importante ma va dosato e non eccessivamente caricato per evitare il disinteresse delle gente. Forse un evento meno mediaticamente rilevante ma più piccolo e sentito, avrebbe ottenuto più attenzione. Forse.

Forse, un evento troppo impegnativo per la nostra piccola realtà e forse andava, promosso meglio e spiegato meglio.

Oltretutto non è facile leggere nomi di persone morte. E leggerne 30.000 è un’operazione immensa. A me è “toccato” leggere i nomi di 39 vittime (Heysel, la piu’ brutta pagina del calcio europeo), davanti a 5000 persone. Operazione che ho faticato a portare a termine. E’ stato faticoso per me che leggevo e per chi ascoltava, emotivamente parlando, arrivare alla fine di quell’elenco. Perchè ogni nome aveva una vita, una famiglia, era un padre, una madre, un figlio, un marito una moglie, era tutto per qualcuno. E va dato il giusto peso alla lettura e al nome che viene scandito per onorarne la memoria.

Figuriamoci leggerne oltre 30 mila in una settimana. C’e’ il rischio forte che i nomi si confondano, sovrapponendosi uno con l’altro e perdendone il senso. Diventando solo suoni che la gente nemmeno ascolta. Presa a fare altro, tra il bar e la spesa.

Vedremo se in settimana le cose miglioreranno. Chiunque capiti fuori dal centro commerciale si fermi ad ascoltare anche solo un minuto. Qualche nome. Un pensiero. Una preghiera per chi crede.

Ovviamente, ci aspettiamo che, il 10 febbraio prossimo, giorno del Ricordo delle vittime delle Foibe, ci sia evento altrettanto significativo, per onorarne la memoria.

(eccola la, lo sapevo, lo avevo capito… già sento il commento)

Non pretendiamo che vengano letti i nomi degli Italiani morti, nelle foibe, in modo orribile, in fosse comuni ma ci aspettiamo ed e’ doveroso che, ci sia un evento che nè ricordi il dramma.

Non esistono morti di serie A e morti di serie B. Ci aspettiamo la stessa attenzione. Altrimenti lo stesso evento in corso, verrebbe in parte svilito del suo significato. E Se ne perderebbe il senso. Inutile riempirsi la bocca di 30.000 morti se poi si snobbano altre migliaia di morti italiani.

Ma siamo sicuri che questa amministrazione riconosca l’importanza del Ricordo. E siamo sicuri che il 10 febbraio ci sara’ altrettanta attenzione. E altrettanto evento degno di una Amministrazione saggia, intellettualmente onesta e matura. Noi saremo qua a testimoniarlo.

AL

Giuseppe Ungaretti, nella poesia Non gridate più (che fa parte della raccolta Il dolore) ha mirabilmente descritto – sotto la forma dell’adynaton, ossia di un concetto impossibile secondo la logica, come quello di uccidere dei morti – la barbarie sottesa a tali gesti:

«Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.»

Il grande poeta voleva dire che chi non rispetta la morte non può sperare di «non perire», ossia di salvare la propria anima, ma andrà incontro alla morte morale, ancora più spaventosa della morte fisica (come già aveva detto San Francesco nel Cantico delle creature). Il giusto atteggiamento davanti ai morti è quello del silenzio, che può permetterci di udire ancora le loro voci; e non certo quello di una violenza indiscriminata che, mescolando i gemiti dei vivi al fragore delle bombe in un cimitero, cancella ogni traccia di umanità negli autori di essa.

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